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IMPARIAMO A STARE FERMI!


Il Corona Virus ci impone una delle condizioni in cui facciamo più fatica a stare e con cui ci riesce enormemente difficile convivere: essere fermi. E’ una situazione assolutamente nuova per noi, del tutto in controtendenza con le nostre abitudini, con il mantra della società moderna secondo cui “chi si ferma è perduto”: siamo abituati a fare, a muoverci, tutto il giorno, tutto l’anno, sempre, spesso in modo frenetico, a volte non avendone ben chiaro il motivo, a volte non avendo chiara la direzione o la destinazione, ma, se mi muovo non sono fermo. Non riusciamo più a stare fermi.

Perché?

Mi chiedo come mai sia così difficile per noi vivere questa condizione di quasi immobilità, perché ci manda così in crisi confrontarci con questo limite, perché diventa così snervante, così estenuante, così insopportabile.

A mio parere stare fermi ci risulta estremamente faticoso, tra le altre cause, perché ci costringe a fare qualcosa che sempre più rifuggiamo ed evitiamo, almeno finchè non siamo costretti a farlo: l’ascolto del nostro mondo interiore, delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, dei nostri bisogni, dei nostri stati d’animo, soprattutto quando quello che vediamo al nostro interno non ci piace e non ha il sapore desiderato, ma al contrario ci disturba, ci incasina, ci fa paura.

Non siamo più abituati a stare soli con noi stessi, non siamo più abituati a stare nel vuoto, nel silenzio, nell’assenza, tutto deve essere riempito con qualcosa, ogni problema, ogni fatica, ogni malessere deve essere superato, eliminato, oltrepassato, prima che nominato, accettato, significato.

Non diamo spazio al dolore, bensì cerchiamo di evitarlo, di aggirarlo, pensiamo immediatamente a risolvere ciò che non ci va, cerchiamo di annullarlo prima di cercare di comprenderlo, di dargli una forma, di renderlo chiaro ai nostri occhi.

Muoversi per evitare, fare per non sentire.

Attenzione, non intendo dire che fare sport, palestra, andare a ballare, fare aperitivi con gli amici sia tout court negativo, ovviamente, intendo dire tuttavia che talvolta questi movimenti soddisfano un bisogno secondario oltre al piacere intrinseco all’attività, quello di fuggire dal confronto con il malessere che avvertiamo dentro di noi.

“Ho avuto una giornata pesante? Perfetto, vado a fare una bella corsa e lo stress passa!”….ok ma perché ho avuto una giornata pesante? Che cos’è questa sensazione di pesantezza che sento?

“Al lavoro oggi è stato un inferno, vado a farmi una nuotata in piscina”….ok ma questo inferno di cos’è fatto? Le relazioni con il capo? Con i miei colleghi? Ho svolto delle mansioni faticose? Ho lavorato per tante, troppe ore? Non sono soddisfatto di quello che ho fatto?

Il senso di malessere può avere tante origini, tante spiegazioni.

E allora non è forse più salutare cercare di dare senso alle fatiche che si provano, agli stati d’animo dolorosi che avvertiamo, invece che cercare immediatamente di farli sparire dal nostro radar e dalla nostra consapevolezza?

Il problema infatti è che ora se avvertiamo vissuti problematici o dolorosi non possiamo evadere, non possiamo sfuggire al confronto, non possiamo andare a fare shopping per distrarci, fare una corsa al parco per scacciare i pensieri, andare a ballare per “staccare”. Dobbiamo stare con le nostre emozioni dolorose di queste settimane.

Mi chiedo se questo limite imposto dall’emergenza Corona Virus non possa in qualche modo venirci incontro da questo punto di vista, non ci offra un’occasione preziosa per modificare la nostra propensione all’evitamento di fronte alle difficoltà che si rivela inefficace, anzi dannosa, soprattutto nel lungo periodo. Se di fronte ai nodi che si trovano al mio interno, ai dolori, alle paure, alle ansie, alle angosce, la mia reazione è quella della fuga, del rifugio nel fare qualcosa, spaventato dal confronto con la paura, quali messaggi sto mandando a me stesso? “Nelle difficoltà tu non ce la fai”, “Riesci a stare solo con le emozioni positive”, “Ascoltarsi è pericoloso”, “Di fronte alla fatica puoi solo scappare”.

Ora non possiamo scappare da nessuna parte, ma abbiamo una grande occasione: imparare ad ascoltarci, a sentire il nostro mondo interno dando voce a tutte le anime che abbiamo, belle o brutte che siano, comode o scomode, e instaurare con esse un dialogo fondato sull’accettazione piuttosto che sull’intolleranza, il rifiuto, l’eliminazione.

Ci costerà fatica, ma alla lunga ci renderà più forti, più consapevoli, più preparati a fronteggiare le avversità che inevitabilmente si presenteranno sul nostro cammino. Parte tutto da noi, siamo noi che abbiamo le risorse e le possibilità per affrontare efficacemente i nostri problemi.

Ora è arrivato il momento di prendere i nostri “attrezzi” e lavorare affinchè questo accada, affinchè possiamo stare bene, affinchè possiamo raggiungere tutto quello che desideriamo, affinchè possiamo costruire mattoncino su mattoncino il nostro benessere e la nostra felicità.

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