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Riflessioni sul libro “Open” di Andrè Agassi: la storia di un amore all'apparenza impossibile



Prima di tutto: bellissimo libro, scritto con la "pancia" e con la testa, intenso, profondo, coinvolgente, pieno di spunti di riflessione, a tratti sorprendente, soprattutto nel suo epilogo. Un viaggio nella vita tormentata di un campione che ci mostra la sua anima perennemente in conflitto, piena di fragilità, contraddizioni e domande che non trovano risposta. Una domanda non la esplicita direttamente lui, emerge solo nel finale, ma è a mio parere presente in tutto il libro, è il cuore del suo tormento interiore, ed è quella che ho trovato più affascinante perchè assolutamente non scontata nella sua soluzione. E’ possibile amare profondamente qualcosa o qualcuno che non abbiamo scelto noi liberamente ma che ci è stato imposto dall'esterno? La logica e il buon senso gridano “NO!”, non può esistere un amore autentico che non includa dentro di sé il valore della libertà, e questo è sempre stato anche il mio pensiero. Forzare qualcuno a compiere qualcosa contro la sua volontà, che sia uno sport, un lavoro, la frequentazione di una persona, è il miglior modo per fargliela odiare. Poi ecco l'autobiografia di Agassi, che rimescola le carte e mette in crisi le mie certezze. Si possono dare diverse interpretazioni di questo libro: è la storia di un bambino vessato da un padre crudele che lo obbliga a praticare uno sport, è la storia di un ragazzo che lotta contro se stesso e contro il mondo esterno nel tentativo disperato di cercare e costruire la SUA identità, è la storia di un uomo che per gran parte della sua vita non sa chi è, cosa vuole e cosa non vuole. Dal mio punto di vista questo libro parla di un ragazzo che dopo mille travagli e difficoltà ritrova se stesso e la pace perchè scopre e accetta un sentimento presente dentro di sé da molto tempo, ma che non si era permesso di provare, che non poteva accettare perché per lui era inconcepibile provare amore, desiderare qualcosa che era stato costretto a fare, che aveva subito, che non aveva scelto. Uno sport praticato per dovere, su imposizione di un padre-padrone poteva solo essere odiato. Invece, con il tempo, grazie all’aiuto di compagni di viaggio inestimabili, il preparatore atletico Gil, il migliore amico Perry, il pastore JP e la moglie Stefanie Graff, Andrè impara a sentire, ad ascoltare ed accettare le proprie sensazioni ed emozioni, e così scopre il suo amore per il tennis: “Mi manca il tennis e soprattutto mi permetto di sentirne la mancanza”, “Voglio essere il n°1 alla fine del 2002, lo voglio, non ne ho bisogno, ma lo voglio”, “Ho vinto il Rolland Garros, è una delle gioie più grandi della mia vita”. E così, l’uomo che per tutta la vita non era riuscito a darsi un senso, a comprendere perché faceva qualcosa che odiava, ora trova la pace, mette insieme i pezzi del puzzle e torna ad essere in armonia con se stesso, con il proprio sentire e con gli altri.

L’ultimo, potentissimo messaggio di Agassi, ricco di consapevolezza e speranza, suona come un appello per tutti noi, è un inno alla possibilità e al cambiamento, al fatto che anche quando ci sembra impossibile, noi abbiamo il potere di decidere, di scegliere, di cambiare: “Gioco e continuo a giocare a tennis perché ho scelto di farlo. Anche se non è la tua vita ideale, puoi sempre sceglierla. Quale che sia la tua vita, sceglierla cambia tutto”. Consapevolezza, volontà e potere personale: tre motori imprescindibili del cambiamento.

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